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Vedendo...facendo!
Mentre percorro a piedi il tratto di Via Etnea che mi porta alla Segreteria politica di Enzo Bianco, la mia mente non può fare a meno di tornare indietro nel tempo...a quella sera del 31 dicembre del 1999 che, oltre a rappresentare una data storica...il passaggio epocale da un millennio all'altro...era stata anche l'ultima volta che mi ero trovata vis a vis con il protagonista di questa nuova puntata di “Ritratti”.
Da allora avevo incrociato il Suo sguardo solo attraverso immagini televisive e fotografie riportate su quotidiani e stampa di varia natura.
Quell'anno, la radio per la quale lavoravo una vita fa... Radio SIS, aveva organizzato una diretta “fiume” di oltre 8 ore che, seguendo le manifestazioni organizzate per l'occasione dal Comune (erano i tempi della famosa e mai dimenticata “Trilogia” del grande Valerio Festi), avrebbe dovuto accompagnare la città fino all'alba del Nuovo Millennio. E così fu. Di quella sera, così carica di significati, ricordo ogni cosa. Ogni sensazione. Ogni immagine. Ogni parola detta... nonostante la stanchezza ed i problemi , anche organizzativi, che accompagnano fisiologicamente tale tipo di iniziativa.
Andando via da casa, alla volta del Palazzo di Città, ricordo di aver abbracciato lungamente mia madre. Non avrebbe mai pensato, Lo ripeteva da una vita, che Lei – classe '21 – avrebbe assistito al Capodanno del 2000. Lo ripeteva come se fosse una cosa fuori dalla Sua portata...chissà perchè! Mi sentivo in colpa allora...maggiormente oggi che Lei... non c'è più! Quell'abbraccio lo sento ancora a pelle e rende il ricordo di quella sera ancora più nitido e struggente. Sarà stato per questo stato d'animo che, quando verso la mezzanotte, il Sindaco Bianco si è affacciato al balcone centrale del Municipio... accolto da una folla osannante che riempiva la sottostante Piazza Duomo come non avviene neppure in occasione della festa di Sant'Agata... ricordo di essere stata assalita da una profondissima commozione. Faceva freddissimo...Lui era fuori ed io appena dietro di Lui ma la di là dei vetri della grande finestra sia per ripararmi dal freddo ma anche, e soprattutto, da quell'onda d'urto...emotiva. Ricordo le Sue parole di augurio alla cittadinanza ma anche di saluto ...stava per lasciare la nostra città per andare a ricoprire la carica di Ministro degli Interni. Quella partenza, disse, non doveva essere considerata una fuga... un abbandono. Doveva, invece, essere vissuta come un'opportunità irripetibile per aiutare la città da una posizione di maggiore prestigio ed autorevolezza. Quei tanti catanesi “innamorati” del Loro Sindaco, che in Lui avevano visto il simbolo della rinascita della città, non Gli credettero e non Lo perdonarono mai. Tra questi, Lo saprà oggi... anch'io. Non Gli ho mai perdonato di aver abbandonato la Sua città per seguire l'ambizione di ricoprire una delle cariche più alte dello Stato. Perchè di questo si trattò e Lui, come ho “letto” nell'intervista che segue, oggi Lo ammette. Sentimento umano, si dirà. Ed è vero. Ma, per noi che ci eravamo riavvicinati alla “cosa” pubblica, che avevamo riscoperto il piacere della partecipazione collettiva...Bianco non era soltanto un uomo e pertanto ci sentimmo traditi. Mia madre l'aveva capito e Lo aveva giustificato con quel sentimento, misto di orgoglio e comprensione, che solo una madre può nutrire. Io non lo sono e forse per questo, ancora oggi, mi sento tradita anche se sono riuscita a non farlo trapelare durante il nostro incontro. E' con questo sentire che mi presento, puntuale, all'appuntamento certa di dover fare una lunga anticamera. Ed invece, giusto il tempo che i collaboratori mi annuncino e mi ritrovo comodamente seduta sul divano e premo rec...
Buon pomeriggio e ben ritrovati da Silvia Ventimiglia. Altra puntata di “Ritratti” ed altro protagonista e...che protagonista!
Lui è Enzo Bianco, già Sindaco di Catania...Sindaco della cosiddetta “Primavera catanese”...oggi Senatore.
Innanzitutto, Senatore, grazie di aver accettato il nostro invito.
R. Grazie a Voi! Io amo la radio...trovo che sia uno strumento formidabile. Mi piace molto sentirla tutte le volte che posso e, tra l'altro, questa emittente è un'emittente molto attenta alle cose della mia città che io amo...che io amo pazzamente, come tutti sanno perfettamente e quindi...fa piacere a me!
Senatore, non so...io mi auguro di si...non so se Lei sia nostro ascoltatore. Nelle corde della nostra trasmissione c'è la curiosità di scoprire, diciamo, lati meno conosciuti di personaggi noti senza tralasciare, però, l'aspetto pubblico. Lei, so che... è nato ad Aidone nel '51 ed è catanese, pertanto, d'adozione. Quali sono le caratteristiche del catanese che crede di avere...così...ereditato?
R. Guardi! Io sono nato da... Mio padre , che è scomparso da una ventina d'anni... mio padre era pugliese e venne in Sicilia per ragioni di lavoro. Mia madre, invece, era ragusana...di Ibla, una bellissima città del sud della Sicilia. Uno degli esempi più belli di barocco siciliano. Mio padre era Direttore delle Imposte di Consumo e, quindi per questa ragione, girava moltissimo all'interno della Sicilia. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Lui andò a lavorare e a dirigere l'Ufficio delle Imposte di Consumo di Aidone, un piccolo...bellissimo paese...alto...vicino Piazza Armerina al confine, quasi, con la provincia di Catania. Nel 1951 io sono nato...lì. Sono il sesto di sette figli. La mia è una famiglia numerosa. La mia sorella piu' grande aveva già fatto gli esami di Maturità classica quando io sono nato e, quando è nato mio fratello Arturo, che è il settimo, Lei era già laureata. Sono arrivato a Catania subito. Ho fatto le scuole elementari a Catania ed il mio rapporto con questa città è un rapporto straordinario, intenso, forte. La amo pazzamente e...se dovessi definire Catania con 2 o 3 aggettivi... direi che è una città teatrale. Il catanese è teatrale. Non per nulla alcuni tra i più grandi attori italiani degli ultimi, direi, 100 anni sono catanesi. Da Angelo Musco a Giovanni Grasso a Turi Ferro, per non dire di tutti gli altri. Ma Catania è teatrale...non solo il catanese è teatrale. Catania...una volta, quando a Catania c'era una vita culturale e quando io organizzai l'”Estate catanese”, una delle ultime e ne affidai la direzione ad Andrea Camilleri...Andrea Camilleri scelse di rappresentare le opere di grandi autori catanesi nei luoghi in cui erano stati pensate. Per esempio, il “Don Giovanni in Sicilia” decise di realizzarlo in Via Etnea, a Piazza Università, con il pubblico seduto nei tavolini. Andrea Camilleri mi disse “Catania è una quinta di scena...naturale!”. Se uno vuole ambientare una qualunque rappresentazione sul sagrato di una Chiesa, Catania è una quinta di scena naturale. Se uno la mattina va alla pescheria, alle 8 e mezza...9 del mattino, e vede il dialogo tra un venditore ed un catanese, quello è teatro allo stato puro. Se uno “acchiana supra un'autobùs” e sente la conversazione tra 2 catanesi, tra 2 donne catanesi... magari anziane, una di Picanello ed una da “'Za Lisa”...è una discussione straordinaria. Quindi Catania...teatrale. Catania...ironica. Io direi... più che ironica...Catania ammantata di “liscìa”. C'è questa ironia straordinaria che è una specie di condimento essenziale della vita. La terza cosa che direi ... il catanese è intelligente però, qualche volta, degenera in “spirtizza”. “U catanisi” diventa “spertu” e quando diventa sperto cominciano i guai. Pensa di poter fregare gli altri ed invece frega se stesso. Questo è il crinale su cui si svolge la vita della nostra città!
Allora, Senatore. Lei parlava di questa famiglia numerosa, una famiglia basata proprio sull'etica del lavoro. Ecco, quanto ha inciso questo sulla Sua formazione?
R. Guardi! Direi...in modo decisivo, certamente. Io sono convinto che una persona è anche i cromosomi che ha dentro...è anche quella serie di coincidenze, fortunate o sfortunate, che determinano il carattere di una persona ma sono, altrettanto, convinto... moltissimo... che noi siamo anche il posto in cui siamo cresciuti, l'aria che abbiamo respirato, i sapori che abbiamo gustato, gli odori che abbiamo sentito sin da piccoli. Soprattutto l'esempio che ci hanno dato i nostri genitori e, nella fattispecie, anche i miei fratelli e sorelle. Io ero...come dicevo..il sesto di sette figli ed i piccoli eravamo affidati ai grandi perchè mia madre, con tutti, non ce la faceva. Io ero affidato alla terza, a mia sorella Rosetta, ed infatti a casa io avevo “mamma”, che era mia madre e “mammina”, che era mia sorella più grande. A casa nostra c'era una grande dirittura morale. Mio padre era una persona di...aperto e politicamente e socialmente. Lo era anche mia madre che era una donna cattolica di strettissima osservanza, religiosissima ma insieme... molto aperta. Una donna che, nei piccoli paesi dove aveva abitato, si era imposta ed aveva fatto studiare le figlie femmine che, a quell'epoca, naturalmente non era sempre così...soprattutto nei piccoli paesi. Siamo cresciuti con questa forte impronta morale, con questo senso del rigore, con l'etica del lavoro, con l'etica della serietà che è una condizione essenziale della mia vita. Pensi che da questo deriva anche la mia mania della puntualità. Mentre noi registriamo questa intervista oggi, ci siamo dati quest'appuntamento ad una certa ora e a quell'ora esattamente abbiamo iniziato. Io mi sentivo già in sofferenza perchè avevo 4 minuti di ritardo. Questa è un'impronta che mi ha trasmesso la mia famiglia.
Ecco, io...invece...da malfidata avevo messo tre tagliandi di “Sostare” pensando che...da politico...Lei fosse ritardatario!
Lei poco fa ha fatto una bellissima dichiarazione d'amore a Catania ed ai catanesi. Ne ha messo in evidenza le qualità ma anche i difetti. Ecco...brevissimamente ma Lei che qualità e che difetti ha preso dai catanesi?
R. Beh, guardi! Dalla città penso di avere preso una certa curiosità. Il catanese è un siciliano di mare. Fondarono questa città, lo voglio ricordare, i Greci...i Greci che erano partiti dalle Loro terre ed erano arrivati qua e quindi... avevano una grande curiosità, la voglia di scoprire, di lanciarsi verso il nuovo. In particolare, i Greci che fondarono Catania furono i Calcidesi ed i Calcidesi erano i commercianti della Grecia...quindi... questa attitudine anche allo scambio! Io sono una persona senza pregiudizi da questo punto di vista, disponibile all'avventura. Io penso che la sfida del mare aperto è una delle cose più belle che una persona, o un uomo o una donna, possa affrontare. Questo l'ho preso dalla mia città! Il difetto che ho preso dai catanesi...qualche volta...non..non direi la rassegnazione. Questo no! Il catanese, ogni tanto, si rassegna, si rassegna a vivere male quando potrebbe vivere bene. Pensa che la colpa sia degli altri ed invece, qualche volta, la colpa è la nostra. Questo difetto non l'ho preso. Ho preso, forse, il difetto di quella...volatilità...di quella...Un pregio, dall'altra parte, è sempre un difetto. E' l'altra faccia della medaglia. Chi è disponibile al nuovo, qualche volta, ha bisogno del nuovo. Qualche volta, per esempio e... questo i Catanesi non me lo perdonano, molti...io lasciai a 2 anni dalla fine del mio secondo mandato l'incarico di Sindaco per fare il Ministro dell'Interno. Per fare il Ministro dell'Interno della Repubblica...non una cosa qualunque! Uno degli incarichi più importanti che c'è. Ebbene, i Catanesi sono convinti che io abbia tradito la mia città! La mia città non l'ho tradita ma io, veramente... in questo hanno ragione, ho sempre bisogno di lanciarmi in nuove sfide, di raccogliere il guanto della sfida e forse questo, qualche volta, è un difetto.
Proprio questo, Senatore, era oggetto di una domanda successiva...ma lei cosa risponde a questi Catanesi che ritengono che il Suo sia stato un “voltafaccia” in piena regola?
R. Guardi. Io ho fatto il Sindaco di Catania dall'88 all'89 quando ancora veniva eletto...quindi 20 anni fa...quando ancora il Sindaco veniva eletto dal Consiglio comunale della città. Ero il più giovane Sindaco, di una grande città, d'Italia. Lanciai subito Catania e divenne una città protagonista di cose positive. Nel '93 lasciai il Parlamento nazionale per tornare...ripeto lasciai il Parlamento nazionale...per tornare a fare il Sindaco di Catania. Il primo Sindaco d'Italia a venire eletto direttamente. Ho fatto il Sindaco sino al dicembre del 1999, quindi per altri 6 anni e mezzo. L'ho fatto con tutta la passione e con tutto l'entusiasmo. Mancavano, ripeto, meno di 2 anni alla fine del secondo mandato e c'era la possibilità di svolgere un incarico tra i più delicati nella vita del Paese. L'ho accettato. Ho accettato di fare il Ministro ed il parlamentare al massimo livello possibile. Nel 2005, lo voglio ricordare a quei catanesi che c'hanno sempre qualcosa da ridire...perchè il catanese questo ce l'ha...ha sempre qualcosa da ridire... nel 2005 io mi sono ricandidato a Catania, umilmente, rendendomi conto che, sotto Scapagnini, la città stava crollando ed ancora si poteva recuperare.Ci fu un grande consenso popolare di simpatia verso di me ma poi, all'ultimo momento, soprattutto nei quartieri popolari, si cambiò pagina e la città votò in un altro modo e, sia pure per poco, Scapagnini riuscì a vincere. Oggi la città è sotto il peso di macerie lo devo dire proprio...insomma ci sono tante cose che a Catania funzionano ancora...bene e tirano avanti ma, certamente, molte cose non funzionano. Quindi, io la mia parte verso questa città...sono convinto, a testa alta...di averla sempre fatta!
Allargando un po' il discorso da Catania alla Sicilia. Lei è un siciliano convinto ed un amante della Sua terra. Si nota dai Suoi gusti culinari ed anche da quelli letterari. So che Lei è un appassionato di cucina siciliana e so che ha un segreto relativo alla caponata. Lo vuole svelare agli ascoltatori di “Ritratti”?
R. Guardi. Io amo moltissimo la cucina. Tutti i momenti liberi che c'ho li passo in cucina. Pensi che faccio collezione di libri antichi di cucina, soprattutto... la cucina siciliana e soprattutto quella del '700...del 1700. La mia passione per la cucina significa anche che io vado a fare la spesa...se posso, “scinnu 'a piscaria” mi vado a scegliere i prodotti e cucino sulla base di quello che trovo al mercato. E trovo che la cucina siciliana abbia questo elemento caratterizzante...è una cucina ricca di contrasti. Che cos'è l'elemento dominante della cucina siciliana? E' una cucina di grandi contrasti. Lei trova, nello stesso piatto, l'amaro ed il dolce...l'aspro e il dolce. In particolare, la cosa più bella è l'agrodolce...l'agrodolce che, normalmente, nelle famiglie siciliane viene fatto molto semplicemente con...un poco di aceto ed un poco di zucchero...e non è così il vero agrodolce! C'è un agrodolce in cui scampare il trattino tra agro e dolce e diventa un unico gusto...l'agrodolce, per l'appunto. Per fare questo, l'elemento essenziale è usare l'acciuga. Un'acciuga, quando si prepara l'agrodolce, è un elemento fondamentale. La caponata che io preparo è quella che si faceva una volta...non si scandalizzino i catanesi...i siciliani che, in questo momento, mi sentono. La caponata era un piatto principale. Veniva fatto, quindi, non soltanto come contorno ma veniva fatto insieme con il pesce. Serviva ad accompagnare una coda di Pesce spada sfilettata e cotta e la caponata si preparava friggendo solo le melanzane. Quindi...niente peperoni, niente patate...quelle sono le caponatine! La melanzana con il sedano, la cipolla, i capperi e, volendo, si possono mettere le olive ma il punto fondamentale è che la seconda frittura, quella che si fa con l'agrodolce, non si fa con aceto e zucchero ma si fa preparando una salsa che si chiama “Salsa San Bernardo” che è la salsa principe dell'agrodolce siciliano in cui si mette dentro pane raffermo tostato, mandorle tostate, filetti di acciuga sott'olio o anche sotto sale... puliti e poi ci si mette dentro una bella cucchiaiata di miele, possibilmente di zagara. Quindi, non lo zucchero ma il miele ed un'abbondante grattugiata...chiaramente l'aceto...ed un'abbondante grattugiata di cioccolato fondente, un filino d'olio ed un po' d'acqua per amalgamarlo. Con questa salsa si possono condire tutti i bolliti...il pesce bollito...ma, soprattutto, con questa salsa si fa la seconda frittura della caponata e Vi prego di credere che è un piatto delicatissimo. L'ho presentato anche per ospiti di grandissimo livello... d'eccezione... ed hanno tutti gustato, non solo per affetto nei miei confronti, ma perchè è veramente buono.
Per fortuna è già orario post pranzo, altrimenti avrebbe fatto venire l'acquolina in bocca.
Senatore, è consuetudine della nostra trasmissione, nella pausa tra la prima e la seconda parte, anche per conoscere meglio il nostro protagonista...che scelga una canzone tratta dal repertorio della musica leggera italiana...la canzone della vita. Una canzone che meglio Lo rappresenti....Enzo Bianco cosa sceglie di ascoltare?
R. Beh! Se poteste farmi ascoltare “E Ti vengo a cercare” di Franco Battiato...mi farebbe molto piacere. Tra l'altro, è un altro catanese, un altro siciliano, una persona a cui voglio molto bene. E' un simbolo dell'Intelligenza della nostra città. E questa canzone esprime un po' questo rapporto che io ho anche con Catania, con la mia città e...”Ti vengo a cercare”.
Benissimo! Ascoltiamoci Battiato. RestaTe con noi!
Seconda parte di “Ritratti”. Nostro graditissimo ospite di oggi il Senatore Enzo Bianco.
Scorrendo le Sue note biografiche, leggo un curriculum professionale e politico...veramente...di tutto rispetto. Andiamo per ordine. Nel '75 Lei si laurea in Giurisprudenza e diventa Avvocato, Esperto in Finanza Internazionale. Ciò La Porta a lavorare, dapprima, presso il Centro Studi del Crediop e poi, fino all'88, ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato di una Compagnia operante in America, Asia, Africa. Ecco, da esperto di Finanza Internazionale, Le chiedo...insomma era prevedibile che, a causa della gestione allegra della Finanza Internazionale, ci fosse questa ricaduta terribile sull'economia reale? E, se era prevedibile, perchè non si è fatto nulla per impedirlo?
R. Si, la mia vita professionale è una vita molto intensa. Io sono cresciuto nel Partito Repubblicano Italiano, il Partito di Ugo La Malfa, di Bruno Visentini, di Giovanni Spadolini dove non era possibile immaginare l'impegno politico senza avere una professione alle spalle. Mi sono laureato con 110 e lode qui a Catania non nel '75 ma nel '74...c'è un errore nella mia biografia. Mi sono laureato avendo compiuto da 1 mese 23 anni, esattamente...in corso. Mi sono laureato con una tesi in Scienza dell'Amministrazione qui a Catania, sulla soppressione degli Enti pubblici inutili. Dopo di che ho fatto l'Avvocato. Soprattutto ho fatto il Dirigente del Servizio Studi di una grande banca e lì ho studiato Finanza Internazionale...mestiere che mi è stato utilissimo poi quando ho fatto l'Amministratore Delegato di una grande engineering company cioè un'impresa che costruiva, nei Paesi terzi, impianti industriali chiavi in mano. Per esempio... i cinesi, che avevano tanta carne di maiale e non sapevano come conservarla perchè avevano solo la tecnica dell'essiccazione...ai cinesi abbiamo insegnato, costruito, venduto...e li abbiamo anche addestrati...un impianto per produrre il prosciutto... crudo... cotto ed abbiamo sostanzialmente insegnato le tecniche di frigomacellazione della carne di maiale. E così in Algeria, così in America Latina...un mestiere bellissimo! La finanza internazionale, negli ultimi anni, è cambiata radicalmente. L'economia dell'Occidente si è trasformata da un'economia industriale ad una economia finanziaria. La finanza è una cosa importantissima ma non può sostituire la produzione di beni industriali. Quando un industriale diventa ricco, non perchè produce un bene competitivo, ma perchè sfrutta una moneta..e ne prende un'altra...fa speculazione...a lungo andare crescono queste che si chiamano tecnicamente le “bolle speculative” le quali, sostanzialmente... quando la bolla esplode, tutti finiscono con il sedere per terra. E' accaduto sostanzialmente questo: alcune delle più grandi istituzioni finanziarie del mondo e segnatamente quelle americane, negli ultimi 5/6 anni, hanno prodotto una ricchezza che non era basata su nessuna crescita di lavoro. Soltanto sulla speculazione. I segnali c'erano ma purtroppo la forza e la potenza di questi grandi gruppi finanziari ha travolto il mondo occidentale che ha attraversato e sta attraversando, non dimentichiamolo, una delle crisi più delicate della sua storia recente.
Senatore, tornando al campo politico. Nell'88, come diceva poco fa Lei, non nuovo alla politica comunque, perchè Lei era già stato al timone della Federazione Nazionale dei Giovani Repubblicani, esplode anche a livello mediatico e diventa il beniamino dei catanesi, prima come Consigliere comunale e, poi, come Sindaco e diventa veramente il politico simbolo di Catania, il Sindaco della “Primavera catanese”...Sindaco...mi perdoni, Senatore.
R...E' l'appellativo con cui mi chiamano oggi i catanesi...”a mia ma restau l'ingiuria!” Sono il Sindaco Bianco e lo resterò per tutta la vita qualunque cosa faccia. Ma la cosa grave è che a me...non dispiace per nulla!
...e si vede! Allora, Senatore...onestamente...Lei pensa che, insomma, è stato un “caso” perchè lei si è trovato come “uomo giusto al momento giusto”...la gente aveva voglia di avvicinarsi proprio alla “cosa pubblica”...i tempi erano maturi... o si ascrive dei meriti in questo?
R. Non c'è mai una verità piena. Non basta un ingrediente per fare un buon piatto. Ci vuole l'agro e ci vuole il dolce. Guardi, nel 1988 io vivevo a Roma e però continuavo ad essere residente a Catania, ero iscritto all'Ordine degli Avvocati di Catania, la mia famiglia era a Catania, la mia fidanzata, che poi sarebbe diventata mia moglie era catanese e quindi venivo frequentemente qui nella mia città...Giorgio La Malfa, che allora era il Presidente dei Giovani Repubblicani, non era contento del Partito repubblicano siciliano. Voleva rinnovarlo, cambiarlo, metterci forza ed energia nuove e mi chiese di andare a guidare la lista del Partito repubblicano al Consiglio comunale nel 1988. Ovviamente tutto pensando tranne che io fossi poi eletto Consigliere comunale, tutto pensando tranne che io potessi diventare Sindaco di Catania. A Catania i Sindaci erano sempre democristiani...dal 1951 in poi..anno in cui io sono nato..i Sindaci erano sempre stati democristiani. Io vengo eletto, inaspettatamente in Consiglio comunale. Arrivo addirittura primo del mio...del Partito repubblicano. In quell'anno si era candidato Pannella al Consiglio comunale...erano arrivati i Radicali, non so se lo ricordaTe, ed io mi ritrovai... dopo una lunga estate in cui non si riusciva ad eleggere il Sindaco di Catania... ad essere eletto Sindaco di Catania sapendo che dovevo restare lì per non più di 2... 3 mesi ed invece mi buttai a capofitto ed ho fatto come se dovessi farlo tutta la vita. Andando a parlare con i catanesi, scendendo nel mercato...ascoltando...insomma, ho fatto scoprire ai cittadini che esisteva la figura del Sindaco con cui si poteva dialogare. PensaTe che, nel 1988, ero il primo in Italia a farlo. Io andavo anche in televisione, tutti i mercoledì ad Antenna Sicilia, poi anche a Telecolor a dialogare con i cittadini che mi chiamavano e mi dicevano che cosa...qual'erano i Loro...i problemi della città. Ho avuto alcune, diciamo, vicissitudini positive. Uno: c'era la crisi dei partiti e, quindi, il Sindaco ebbe, sia nell'88 sia nel '93, un grande potere. Non era condizionato troppo dalle forze politiche e dai partiti, poteva scegliere liberamente i propri collaboratori senza rispondere a logiche politiche ed io utilizzai questa possibilità sino in fondo. Io chiamai a far parte della mia Giunta, nel '93, persone di cui non ho mai saputo qual'era il colore politico, qual'era la tessera. Li chiamai a dirigere aziende municipali e fecero, naturalmente, molto bene. L'altro elemento, straordinariamente positivo, era che, in un momento di crisi delle Istituzioni, una persona che parlasse il linguaggio della gente, che si facesse capire, che “sentisse” i problemi e che, soprattutto, lo voglio ricordare, pur essendo catanese non era controllabile dai poteri della città perchè io ero cresciuto fuori e quindi ero abbastanza libero, tutto questo mi diede la possibilità di fare scelte di grande innovazione. Io ricordo che, in quegli anni, chiusi Via Etnea al traffico privato, rilanciai il centro storico con l'apertura dei primi Caffè concerto in Italia e da quelle cose poi partirono anche molte altre idee innovative, anche sul piano culturale, che hanno segnato la storia della nostra città.
Parlavamo di questo exploit da un punto di vista politico, dove Lei ha messo a frutto anche le Sue capacità manageriali ed anche di... grande comunicatore. Lei, come dicevo poco fa, da un punto di vista politico è nato e cresciuto come repubblicano alla scuola di Ugo La Malfa e di Giovanni Spadolini. Le chiedo...onestamente, Senatore, ma oggi come oggi c'è un politico della stessa statura politica ed anche morale di personaggi come quelli che ho appena citato?
R. Guardi. Quando io facevo politica attivamente, in quegli anni in cui ero Segretario dei Giovani Repubblicani, voglio ricordare che il Segretario dei Giovani Comunisti si chiamava Massimo D'Alema, il Segretario...il Delegato dei Giovani Democristiani si chiamava Marco Follini, il Presidente del Fronte della Gioventù era Gianfranco Fini. I leaders politici di riferimento in quegli anni erano Ugo La Malfa, Bruno Visentini, Giovanni Spadolini nel mio partito. C'era ancora Saragat nella SocialDemocrazia...c'era ancora Pietro Nenni e poi Bettino Craxi. C'era Aldo Moro nella Democrazia Cristiana, insomma...c'era Enrico Berlinguer nel...nel Partito Comunista. Insomma, un livello di persone che si erano formate negli anni difficili della guerra e del dopoguerra. Ed io sono sempre convinto che le persone che si temprano in condizioni di difficoltà sono le persone che poi “escono” alla grande. Lo dico con grande schiettezza e senza che, per questo, qualcuno se la possa prendere...ci sono oggi persone di medio livello, di buon livello nella politica italiana ma non posso dire, con grande schiettezza, che ci sia qualcuno di quel livello lì. Io ho avuto il privilegio di stare accanto ad Ugo La Malfa durante gli ultimi anni della Sua vita, e devo dire...è un'impronta che mi ha segnato in maniera indelebile...Un'altra generazione di uomini!
Ma, secondo lei, proprio parlando di questo quadro che a volte è disastroso...ma la politica, secondo Lei, è specchio della società oppure è esattamente il contrario e cioè è il costume politico che influenza la società? R. Tutt'e due le cose. Però non c'è dubbio alcuno, come diceva Winston Churchill “Ogni paese ha la classe politica che si merita”. Per la semplice ragione che, se noi avessimo una classe politica peggiore della società nel giro di 6 mesi...1 anno, la società darebbe un calcio nel sedere alla politica e la cambierebbe. C'è un'osmosi profonda e la politica è esattamente lo specchio della società nel senso che, lo dico proprio schiettamente, nella politica Lei trova di tutto. Un attimo fa, quando Lei mi ha introdotto, ha detto “Sapendo che andavo ad intervistare un politico ho dovuto comprare 3 biglietti di “Sostare” per lasciare la macchina” e non è così, invece. Nella politica Lei trova esattamente di tutto. Trova dei farabutti e dei galantuomini, trova degli stupidi furbi e delle persone intelligenti, delle persone colte e delle persone ignoranti, poi delle persone puntuali e delle persone che non sanno cos'è il tempo e disprezzano la gente. Quante volte io vado a fare riunioni in giro per la Sicilia, e non solo, e sono io... che devo fare la relazione... ad arrivare per primo...perchè, naturalmente...ovviamente, come dire, Lei in politica trova assolutamente di tutto. Ed allora...la mia sensazione è esattamente questa. C'è un rapporto tra la politica e la società. Oggi la politica italiana esprime virtù e vizi della società italiana. Il principale vizio, non della Sicilia e di Catania, ma della società italiana, è che stiamo abituandoci a vivere in una giungla in cui non va avanti chi ha più merito, chi è più bravo, chi si laurea con il massimo dei voti, chi studia, chi...pur venendo da una condizione umile...riesce a fare dei grandi passi avanti. Va avanti chi è più raccomandato, chi riesce a scavalcare la fila, e... in questo guardi...c'è una sintonia profonda tra una classe politica che accetta queste regole o addirittura le promuove ed un pezzo della società che accetta queste regole o addirittura le pretende. Purtroppo è così!
Senatore, di recente c'è stata l'elezione del nuovo Segretario...dell'Onorevole Bersani quale Segretario proprio del Partito Democratico. Qualcuno dice che, con l'elezione di Bersani, l'ago della bilancia del Partito Democratico si sia spostato troppo a sinistra. Lei cosa ne pensa?
R. Io penso che bisogna dare un giudizio, come si dice nel linguaggio della politica, ex post e non ex ante. Vuol dire, dopo e non prima, sennò non è un giudizio ma un pregiudizio. Io conosco bene Pierluigi Bersani. E' stato Ministro con me mentre io ero Ministro dell'Interno...Lui era Ministro delle Attività produttive...Ministro, poi, dei Trasporti. Io ero Presidente dell'ANCI...c'è stata una stagione in cui il Sindaco di Catania era ai vertici nazionali di tutti i Sindaci d'Italia...Lui era il Presidente della Regione Emilia Romagna. Abbiamo lavorato insieme a livello internazionale e a livello nazionale. Bersani è un'ottima persona. Una persona concreta, pragmatica... come sono gli Emiliani. E' una persona che conosce bene l'arte di amministrare e di governare. Da un punto di vista politico...lo sperimenteremo. E' un “muluni”, come si dice dalle parti nostre, un'anguria che bisogna provare. Certo...le preoccupazioni ci sono. Qualcuno ritiene che, con Lui, c'è tutto il vecchio gruppo, diciamo, di formazione diessina che prenderà il sopravvento ed io, che lo conosco bene, so che non sarà così. C'è un grande pragmatismo e, quindi, aspettiamo la prova dei fatti e vediamo come funziona. Io lealmente Gli darò una mano. Perchè abbiamo fatto le elezioni primarie? Io ho sostenuto Franceschini. Ha vinto Bersani. Oggi Bersani è il Segretario di tutti e gli elettori, che sono andati alle Primarie...i tre milioni di Italiani che sono andati alle Primarie...una cosa ci hanno detto, soprattutto “SmetteTela di litigare!”. Abbiamo bisogno di un Partito Democratico unico che faccia una buona opposizione, seria e costruttiva, al governo Berlusconi
Proprio questo volevo chiederLe, Senatore? All'indomani dell'elezione di Bersani, so che Lei non ha digerito alcuni commenti che, secondo lei, portavano più a dividere anziché ad unire mentre, in questo momento, il Partito Democratico ha bisogno di coesione. Ma Lei esattamente con chi ce l'aveva?
R. No, guardi! Erano commenti locali. A livello proprio catanese. C'era stato un dirigente...un paio di dirigenti del Partito Democratico catanese...il Segretario provinciale e qualche altro esponente, i quali avevano detto subito, immediatamente...”Avete visto che grande risultato ha avuto Bersani a Catania? Questo voto significa che, come dire, è stata scelta la strada del cambiamento” Come se avessero fatto una mozione di sfiducia contro Bianco. Non è così! Assolutamente! Ho spiegato perchè, tecnicamente, non è così ma soprattutto io penso che un partito come il nostro che dev'essere costruito...i catanesi come i Siciliani e come gli altri Italiani, oggi ci chiedono unità. Ci chiedono di unire le nostre forze per dare vita ad un Partito Democratico che non solo faccia opposizione oggi ma che si ponga già da oggi come alternativa di governo a Berlusconi. Alternativa di governo a Lombardo in Sicilia, alternativa di governo a Stancanelli a livello catanese per cercare di rimettere in piedi la condizione del nostro Paese.
Benissimo. Siamo quasi in conclusione. So che Lei è padre di Giulia. Ecco, è a Giulia che pensa ad esempio quando fa politica?
R. Penso ai nostri figli, ai nostri ragazzi. Penso ai catanesi che sono nati oggi e che, fra 20 anni, saranno maggiorenni. Penso che cosa faranno questi ragazzi, se troveranno un lavoro, se cresceranno in un ambiente in cui c'è legalità, in cui c'è pulizia, c'è ordine, vivacità intellettuale...Io adoro mia figlia. E' la mia unica figlia e L'ho avuta mentre ero abbastanza avanti negli anni e, tra l'altro, abbiamo avuto delle vicissitudini familiari anche molto delicate che sono state, per fortuna, abbondantemente superate. E quindi, se m'impegno per Catania, e ostinatamente, e lotto per difendere questa città è anche perchè penso che l'intelligenza dei nostri ragazzi sia una grande risorsa e se siamo un popolo serio dobbiamo puntare sull'intelligenza dei nostri ragazzi.
Benissimo, Senatore. Siamo veramente in conclusione. Prendendo a prestito una frase che so che Lei ama molto che è “Vedendo facendo”...bene, vedendo facendo, Lei dove vuole arrivare?
R. Karen Blixen che è una grande scrittrice danese, tra le altre cose ha scritto “La mia Africa”, ha scritto anche questo piccolissimo volumetto che si chiama “I motti della vita”. Karen Blixen dice che ciascuno di noi nella Sua vita ha un motto cioè...in pochissime parole....sintetizzato qual'è il senso della nostra vita. Il motto può anche cambiare perchè, nella vita, ci possono essere delle fasi diverse. Io invito coloro i quali, con tanta pazienza, ci hanno ascoltato questa mezz'oretta, a riflettere e a ritrovare il motto della propria vita perchè questa cosa ci guida. Avere consapevolezza di qual'è la nostra missione nella vita è una cosa importante. “Vedendo facendo” è un motto positivo. E' un motto un po' complicato perchè sono due gerundi che si appoggiano l'uno sull'altro. “Vedendo facendo” vuol dire che, quando attraversi un momento di difficoltà, “vedendo facendo” forse lo puoi anche superare e mentre vedi se la situazione migliora vai un po' avanti. Insomma, c'è quell'ottimismo che è un elemento essenziale della mia vita. E' il gusto della vita. Ecco, “vedendo facendo”, io vorrei serenità e felicità nella mia vita privata perchè a me piace essere felice piuttosto che soffrire e vorrei contagiare di questo spirito positivo la mia città e la mia regione. Io soffro terribilmente a vedere la Sicilia e Catania così maltrattate e gioisco quando vedo la città che sprigiona le Sue grandi energie come un vulcano positivo. Ecco, vorrei che questo “Vedendo facendo” fosse anche il motto della mia città. Che possa cambiar pagina......voltare pagina ed avere, nei prossimi anni, un futuro migliore.
Benissimo. Finisce qui l'odierna puntata di “Ritratti”. Ringraziamo il nostro ospite, il Senatore Enzo Bianco. Da Silvia Ventimiglia è tutto. L'appuntamento è per sabato prossimo, stessa ora, stessa frequenza.
Alla prossima!
Ultimata l'intervista, ringrazio grata per la disponibilità e la generosità dimostrate nel raccontarsi. Il nostro incontro è durato molto più a lungo dei 20 minuti preventivati. Mentre torno alla macchina, si riaffaccia in me la speranza che un giorno Enzo Bianco voglia tornare a sedersi su quella poltrona di Primo Cittadino che, nel sentire di molti...tantissimi catanesi...è sempre stata Sua. Ed è ciò che, anch'io... pur essendo di una fede politica diversa... mi auguro nella speranza che, “volendo facendo”, questo sia quello che anche Lui voglia! Alla prossima!
Nota per i lettori. Trattasi di trascrizione integrale.
Per ascoltare l'audio:
www.youtube.com/user/SpecialeRitratti
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