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RITRATTI: Peppino Perrotta, scrittore Stampa E-mail
Scritto da Silvia Ventimiglia   
luned́ 04 gennaio 2010
Stranissimamente...profondissimamente catanese!  

 

Prima di conoscere il protagonista di questa nuova ed ultima...almeno per un po'... puntata di RITRATTI ne avevo letto l'ultima fatica letteraria. Un giallo ambientato nel 2050 che dà un'immagine desolante di quello che potrebbe essere lo scenario sociale e politico dell'Italia qualora non facessimo niente per evitare di continuare a percorrere quella strada che, tradendo 150 anni di storia, ci sta conducendo alla disunità del Paese. Un libro bellissimo ed inquietante. E siccome, in genere, gli scrittori si identificano con ciò che scrivono, era un uomo inquietante ed enigmatico quello che mi aspettavo di conoscere. E' con questo sentire che mi sono presentata, puntuale e guardinga, all'appuntamento al Baia Verde, luogo prescelto per l'intervista. Quello che ho incontrato, invece, è un personaggio solare, dotato di un approccio caldo... amichevole. Piu' di un metro ed ottanta di simpatico disincanto, di savoir faire e di classe da vendere con un piglio sicuro che rimanda ad un recente passato da manager di successo. Quello che si è creato da subito è stato un rapporto empatico confermato, poi, dal secondo incontro che abbiamo avuto alla presentazione del libro che si è svolta, da lì a qualche giorno, ad Acitrezza. Comodamente seduta su un divano di un' accogliente saletta privata, con una spettacolare vista mare, premo rec certa che, a fine intervista, un altro tassello si sarà aggiunto alla lacunosa conoscenza che ho di me stessa e degli altri e...ditemi se è poco!

 

Nuova puntata di “Ritratti” e nuovo protagonista, Nostro gradito ospite di oggi lo scrittore Peppino Perrotta, autore del romanzo “Giubileo 2050. Una storia speriamo inventata”. Innanzitutto grazie, dottore Perrotta, di aver accettato il nostro invito.

R. No...è un onore. E' un onore...grazie a Lei!

Ed allora, dottore Perrotta, com'è nelle corde della nostra trasmissione, noi abbiamo un po' l'abitudine di farci gli affari dei nostri protagonisti...Lei non me ne vorrà. Lei nasce a Catania, classe '35. Un'età, tra le altre cose, portata splendidamente, da un'antica famiglia siciliana. Il Suo bisnonno omonimo, cui è dedicata una via del centro storico di Catania, è stato un grande musicista d'avanguardia protagonista, tra l'altro, del rinnovamento artistico siciliano nella seconda metà dell'800. La domanda è d'obbligo. Anche se da lontano, perchè Lei non abita più a Catania...in Sicilia, qual'è secondo Lei lo scenario in cui si muove oggi l'arte siciliana?

R. E' difficile dirglielo. Io...l'arte siciliana...da Roma la seguo male. Seguo di più quello che il mio bisnonno ha cercato di fare all'epoca perchè ho studiato a lungo la Sua vita, le Sue traversie e, quindi, Le posso meglio parlare dell'arte siciliana all'epoca di mio nonno.

Lei ritiene che, oggi come oggi, ci sia qualcuno che possa paragonarsi ad esempio nella letteratura a personaggi del calibro di Verga e Capuana che, tra le altre cose, erano fraterni amici del Suo bisnonno?

R. Beh! C'è Sciascia. C'è Camilleri, no? Si... la Sicilia continua a dare spunti, diciamo, culturali nella letteratura. Che ha sempre dato. Ha sempre dato, fra l'altro.

Quindi, Lei ritiene che goda, comunque, di buona salute quest'arte siciliana! Dicevo, bisnonno musicista ma padre, anche, scultore. Ricordo agli ascoltatori che sono opera del padre scultore del dottore Perrotta, ad esempio, le statue che raffigurano le stagioni che abbelliscono la rotonda della Villa Bellini tanto amata dai Catanesi. Quindi, una famiglia che ha sempre vissuto d'arte, no? Ma com'è che da questa famiglia così...artistica è venuto fuori Lei che, invece, da sempre fa il manager?

R. Facevo il manager. Ho fatto il manager. Il fatto è che gli artisti della mia famiglia...cioè le ultime tre generazioni...si sono “mangiati” tutti i soldi che hanno fatto quelli delle generazioni prima. Fine '700, primi dell'800...i miei antenati erano notai, avvocati ed hanno fatto quattrini. Erano anche nobili...avevano una nobiltà di quelle che i Borboni davano un po'...regalavano un po' a tutti. Nobiltà più o meno mezzo...finte. Erano baroni di “mezza cisterna”... il che la diceva lunga perchè “mezza cisterna” vuol dire che non avevano nemmeno l'acqua tutta Loro per il Loro terreno...perchè dovevano spartirla con il vicino. Però si chiamavano baroni ed erano contenti così! Poi, da un certo punto in poi, proprio a partire dal mio bisnonno, hanno scoperto di essere degli artisti e si sono “mangiati” tutti i soldi. Quando sono arrivato io...soldi non ce n'erano più. Noi avevamo una casa a Piazza Stesicoro, proprio la casa che chiudeva...dove adesso si apre il Corso Sicilia... che è venuta giù...l'hanno buttata giù quando, poi, hanno buttato giù San Berillo. Quando hanno aperto, insomma, Corso Sicilia. Casa che mio padre ha venduto nel '39 perchè aveva finito i soldi e doveva, in qualche modo, campare...però Gliel'hanno pagata, nel '45, quando la lira si era svalutata cento volte, per cui Gli hanno dato i soldi con cui è campato, credo, per non più di sei mesi. E, quindi, io ho dovuto mettermi a lavorare ed ho fatto una carriera di tipo manageriale.

Si, leggo infatti che Lei è stato un importante dirigente industriale nel settore informatico e delle telecomunicazioni con incarichi di alto management in strutture sia nazionali che internazionali. Quindi, tornando alla Sua famiglia...una famiglia di impronta assolutamente artistica...Lei ha dovuto recuperare i soldi che l'arte, insomma, come ha detto prima, aveva fatto “mangiare” ai Suoi antenati... no?

R. Certo! Si, certo! Io ho un fratello, musicista però eh? Mio fratello è stato...è ancora tuttora, più anziano di me ed in pensione... un pianista noto ed ha insegnato per tanti anni al Conservatorio di Milano. Vive ancora a Milano e, quindi, diciamo che questo filone artistico, in qualche modo, attraverso Lui è rimasto. Io sono stonato per cui mio padre, che era pazzo per l'arte, ha fatto studiare a mio fratello la musica. Poi voleva farla studiare anche a me ma, quando hanno sentito quant'ero stonato, hanno detto “A questo, meglio no!” ed è stata la mia fortuna.

Dottore Perrotta, dicevamo che Lei ha vissuto...ha lavorato anche all'estero. Dell'essere catanese, siciliano cosa si è portato dietro e che cosa, invece, ha lasciato qui?

R.Io...dunque. Io sono venuto via dalla Sicilia che avevo un anno e, quindi, quello che mi sono portato via ad un anno...non lo so. Però mi sento, stranissimamente...profondissimamente, siciliano.

Catanese. No? E credo che questo me l'ha trasmesso mio padre. Io non parlo siciliano perchè non sono abituato a parlarlo ma lo capisco...bene! E lo ritrovo nel lessico di mio padre. Io non ho lavorato molto all'estero. Ho lavorato molto in Italia. Ho lavorato in Italia come manager di aziende...di multinazionali americane. Ho gestito i rapporti dell'Olivetti, prima, con la Pubblica Amministrazione. Ho fatto il Direttore Commerciale di multinazionali americane. Ho fatto il Direttore commerciale della SIP. Ho avuto tutta una serie di incarichi che mi sembravano prestigiosi nel momento che li facevo. Visti adesso...mi sembrano una perdita di tempo perchè tutto quello che c'era..l'Olivetti ad esempio...non c'è più! Questo vuol dire che la vita, forse, è qualche altra cosa che non fare il manager.

So, sempre un po' per farmi gli affari Suoi, che Lei è padre di numerosi figli ed anche nonno di svariati nipoti. Come si pone rispetto a questa famiglia così numerosa? Come il classico patriarca di stampo siciliano?

R. No, no..questo no perchè io sono padre di 4 figli ma, bisogna dirlo... attualmente vivo felicissimamente da 15 anni con la mia quarta moglie. I figli li ho avuti tutti dalla mia prima moglie con la quale non ho rapporti eccellenti e, quindi, diciamo...la famiglia come patriarca di famiglia non c'è potuta essere perchè ci siamo separati in maniera anche abbastanza violenta e quindi...Però i rapporti con i miei figli li ho mantenuti ed ho cercato sempre di avere dei rapporti con i figli in modo paritetico cioè di non fare il patriarca, no?..ma, diciamo, di...cercare di trasmettere Loro come si trasmette ad un amico quello che, via via, ho imparato nella vita. Per quanto riguarda i nipoti...ai nipoti normalmente dei nonni non importa niente. Proprio zero. E, quindi, 'sti nipoti sono lì...sono 5...6...manco mi ricordo più quanti sono. Con uno sono particolarmente legato. E' grande, ha 25 anni. Sta in America e fa l'attore. Con Lui c'è un rapporto buono. Ci sentiamo molto spesso. Gli altri...sono nipoti...a volte telefonano “Nonno, come stai?” e lì finisce! Quindi, non la classica famiglia...assolutamente no!

Dottore Perrotta siamo alla fine della prima parte della nostra trasmissione...è consuetudine che l'ospite scelga di ascoltare, nella pausa, una canzone tratta dal repertorio della musica leggera italiana, la canzone della vita. Cosa sceglie di ascoltare Peppino Perrotta?

R. Allora. Io ho avuto, come Le ho detto, 4 mogli no? E le canzoni le ascoltavo all'epoca della mia prima moglie ma...non le ascoltavo con la mia prima moglie tant'è che ci siamo separati. Io ho...ho il ricordo di una canzone...Io ho vissuto a Genova, mentre la mia prima moglie viveva a Roma, e dove facevo più o meno lo scapolo e mi ricordo alcune cose di Genova che, adesso, non Le sto a raccontare...legate ad una canzone che era quella di Fred Bongusto....”Una rotonda sul mare”. Mi ricordo questa. Quelle dopo...me le ricordo poco!

Benissimo! Ascoltiamoci allora “Una rotonda sul mare” di Fred Bongusto. RestaTe con noi!

 

Seconda parte di “Ritratti”. Nostro graditissimo ospite di oggi Peppino Perrotta, autore del giallo “Giubileo 2050. Una storia speriamo inventata”. Allora. dottore Perrotta, una volta in pensione, si avvicina alla scrittura. E' autore di saggi, poesie, racconti. Una Sua raccolta è “Le guerre viste dal Milite Ignoto” che io confesso di non avere ancora letto però, insomma, stuzzica la mia curiosità...Cos'è? Un modo nuovo di vedere le guerre da un'altra ottica, dall'ottica di chi ha sacrificato la propria vita?

R. Intanto, provvederò subito a regalarLe il libro. Così Lei lo potrà leggere. In questo libro, ho scelto otto epopee..ad esempio la Disfida di Barletta (Ripasso tra me e me le notizie assimilate a scuola. Si trattò di una giostra cavalleresca, svoltasi intorno al 1500 a Trani, e che vide confrontarsi, su questioni di “onore” offeso, cavalieri italiani, poi vincitori, e francesi), la Battaglia di Canne (Altro ripassino. Si trattò della più grande battaglia della II guerra punica e fu vinta dai Cartaginesi guidati da Annibale contro i Romani) ed altre...Giurabub che è una cosa di cui non si ricorda nessuno perchè è avvenuta quando io ero bambino e ormai quelli non se Li ricorda nessuno ma... è stata un'epopea pazzesca dell'Italia fascista (Si riferisce, e qui m'impartisce un'importante lezione di storia, ad un avvenimento di cui io non avevo alcuna memoria. Il piccolo presidio dell'oasi di Giarabub, nel deserto libico, nell'autunno del '40 fu l'unico presidio italico a resistere più a lungo prima che l'intervento di Rommel salvasse gli italiani dal disastro completo. La propaganda fascista ne fece un mito, cui diedero un grande contributo i giornalisti, il più importante della II Guerra Mondiale. Dopo il conflitto, come accadde con il resto della mitologia fascista, anche di Giarabub non si parlò più) e le ho raccontate con...innanzitutto con una ricostruzione storica molto rigorosa, molto rigorosa...però viste dall'ottica di chi è stato chiamato a viverle, non volendo viverle. Di chi è stato chiamato, non volendo andare, perchè le guerre si fanno anche con quelli che non ci vogliono andare e le ha vissute da vittima. Quindi...non in chiave eroica ma in chiave critica. E' un libro antimilitarista, diciamo.

Poi una sera a cena tra amici si fantastica circa il futuro della nostra Repubblica e nasce proprio questo libro di cui parlavamo “Giubileo 2050. Una storia speriamo inventata”. Ne viene fuori una visione desolata e desolante di un'Italia divisa in cui lo sforzo unitario fatto 150 anni fa non sarà sufficiente ad evitarne la rottura. So che la prima stesura descriveva un quadro talmente degradato da rendere veramente deprimente la lettura. Da qui l'idea e la necessità di affidare strategicamente il messaggio di pericolo che vuol far passare ad un giallo, no? Ad un giallo che ruota attorno all'ipotetico rapimento del Papa. Dottore Perrotta qui, insomma, quello che Lei descrive è un futuro non troppo lontano...si parla...da qui a 40 anni. Ci dobbiamo preoccupare sul serio? E' questa la strada verso la quale ci stiamo avviando ?

R. Lei ha ragione. Il libro nasce proprio da una cena fra amici che m'hanno chiesto...siccome io ho sempre scritto di storia...ho inserito vicende in ricostruzioni storiche rigorose...m'hanno detto “Ma perchè, invece, di parlare di storie del passato non pensi alla storia del futuro che è così problematica per noi?” E, poi, un mio amico..che è il mio amico più caro...quando Gli ho mandato questo saggio che avevo scritto su quello che, secondo me, sarebbe successo da qui a 40 anni e dove saremmo finiti...m'ha detto “Guarda che 'sto libro non lo legge nessuno perchè io l'ho letto e...io sono ancora legato a Cavour, a Garibaldi...Qua, a sentire che va tutto per aria, è veramente troppo triste e questo non Te lo legge nessuno!”. Ed allora m'ha fatto riflettere su questo...m'ha fatto riflettere anche su un'altra cosa che...E, quindi, io ho inventato un giallo. Ho coperto questo discorso col giallo in modo che la gente lo leggesse. Ho messo dentro il rapimento del Papa perchè io non sono proprio un...quello che si dice un credente e, quindi, quando posso mettere dentro cose un po' pruriginose che riguardano la Curia...non il Clero e nemmeno la religiosità delle persone ma la Curia...lo faccio perchè un pochino mi diverte e, quindi, ho messo questo e poi ho pensato anche un'altra cosa. Questo l'ho pensato insieme al mio editore. Se c'è una categoria di persone che può, in qualche modo, evitare questa deriva... che non è certa ma nemmeno così improbabile... sono i politici. E quindi, il fatto che sia un giallo fa si, spero io, che lo leggano i politici....perchè i politici non hanno tempo per leggere cose troppo concettose. Leggono, in genere, letteratura d'evasione perchè hanno la giornata piena di cose complicate ed il giallo fa parte della letteratura d'evasione per cui, leggendo questo giallo, si renderanno conto che hanno un compito enorme e difficilissimo che è quello di evitare che questo scivolo nel quale ci stiamo infilando non ci porti dove il libro purtroppo dice.

Ecco, quindi, la soluzione del problema Lei l'affida assolutamente ai politici. Vorrei ricordare che, in questo libro, le spinte autonomistiche hanno provocato ad un certo punto, stiamo parlando del 2050, la nascita della Repubblica Cisalpina al Nord, di una Configurazione di Stati al Centro ed anche della Repubblica della Trinacria, gestita come un Paese del Sud America, qui da noi! A questo si aggiungono poi le profonde lacerazioni religiose di cui parlava Lei. Ma può essere che per evitare un quadro del genere, il compito sia solo ed esclusivamente dei politici?

R. Si. A parte che Lei s'è dimenticata che esisterà, secondo il libro, anche un Regnum Christi, cioè uno Stato Vaticano...una riedizione di Stato Vaticano che la Chiesa, tutto sommato, non ha mandato mai giù. La chiusura dello Stato Vaticano è stata vista non bene da Pio IX... non so se Ve lo ricordaTe ma... Si. Non può essere, infatti, che dei politici il compito di ricostruire un sentire comune...nel Nostro Paese. Quindi la possibilità di controllare, come si dice oggi, il territorio cioè...di avere, diciamo, un rapporto omogeneo con il Nord e con il Sud che sia antitetico al controllo del territorio che oggi certe organizzazioni esercitano al Nord e certe altre al Sud. Quindi, il compito dei politici è evitare che ci sia un Sud contro il Nord perchè se non si evita questo e se non si ricostruisce di nuovo una visione nazionale, omogenea a Sud e a Nord... l'Italia si spacca perchè non vedo quale altra soluzione ci possa essere.

Dottore Perrotta ma questo romanzo è “liberamente tratto”...insomma si ravvedono fatti, episodi e personaggi...insomma riconoscibili...E' “liberamente tratto”....?

R. E' “liberamente tratto” da... che cosa?

...dalla realtà?

R. Beh! Guardi. Se ci rifacciamo a quello che è successo in tanti secoli della storia della Chiesa...non ci fa impressione. Insomma, di Papi uccisi o rapiti da chiunque...da altri Papi...ce ne sono quanti ne vuole. Quindi, la storia della Chiesa è piena di questo. Poi...è vero che si trattava di ambienti e di situazioni diverse ma se Lei si mette nell'ottica di uno storico che guardi la storia della Chiesa in...3000 anni, cioè fra 1000 no?...e vede questo come episodio che fa parte della storia della Chiesa...non si meraviglierà. Noi oggi ci meravigliamo perchè siamo abituati a considerare la storia degli ultimi 100 anni ma lo storico si deve mettere su un piano più alto...Quale sarà la storia della Chiesa nei 4000 anni che vanno da quando è nato Cristo a fra 2000 anni? Non lo so... però certamente lo storico che dovesse trovare che hanno rapito Pio VII e Pio VI.... se Lo sono portato in Francia...poi L'hanno riportato qua...oppure che hanno ammazzato Papa...come si chiamava? ..Formoso...L'hanno seppellito... poi L'hanno levato dalla tomba e Gli hanno tagliato le mani e poi è successa un'altra cosa così...non si meraviglierà se è successa un'altra cosa così!

Dottore Perrotta, siamo veramente in conclusione, dopo la calda accoglienza avuta dal libro alla presentazione del 30 novembre scorso, il 15 gennaio Lei presenterà il libro anche a Palermo...Vogliamo dare l'appuntamento ai nostri radioascoltatori palermitani?

R. Io a Palermo avrò l'onore di presentare il libro nella Sala consiliare del Comune di Palermo e ci saranno degli ospiti d'eccezione. So per certo che ci sarà...sarà presentato da Leoluca Orlando e dall'Onorevole Granata che sono due persone che stimo tra l'altro, anche.

Benissimo. Finisce qui l'odierna puntata di “Ritratti”. Ringraziamo il nostro ospite Peppino Perrotta, autore de “Il Giubileo 2050. Una storia speriamo inventata”. “Ritratti” per un po' va in vacanza. La data del prossimo appuntamento verrà comunicata sulle frequenze di Studio 90 Italia pertanto...seguiteci! Da Silvia Ventimiglia è tutto. Alla prossima!

 

Spento il registratore, rimaniamo a chiacchierare ancora un po'. Faccio incetta di ciò che sento per poter rivedere e reinterpretare quello che so o penso di sapere. Andando via, mi torna in mente la frase che piu' di tutte mi ha colpito durante l'intervista.... “Forse la vita è qualcosa di diverso che... fare il manager!” e detto da chi lo è stato ai massimi livelli me ne fa toccare con mano la profondità del sentire già ampiamente espressa e manifestata durante l'intervista. Da quel giorno mi interrogo sempre piu' spesso sul senso della vita, della mia vita. E' il tassello di cui parlavo e...diTemi se è poco! Alla prossima!

 

Nota per i lettori. Trattasi di trascrizione integrale.

 

Per ascoltare l'audio:

www.youtube.com/user/SpecialeRitratti

 

 

 
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